SAGRA
La Regione - 19/12/2011
CORRIERE DELLO SPETTACOLO - 4 dicembre 2011
http://www.corrieredellospettacolo.com/2011/12/invito-di-sosta-sacrificio-e-charlot.html
Sagra, ovvero del corpo primitivo
Il motivo è quasi un manifesto di ciò che è diventato il teatro di ricerca: un punto di non ritorno verso la danza
Tra due spettacoli della rassegna Teatri di Vetro, giunta alla quinta edizione e in scena al Palladium e in altri luoghi limitrofi, c' è una coincidenza che vale la pena sottolineare. Per «Pharmakos», che non ho visto, il regista Claudio Angelini spiega che il suo spettacolo «è una storia di corpi, in particolare due corpi, il corpo medico e il corpo sacrificale. Il primo corpo è dei genitori, il proprio, degli amici. Insomma, un corpo che un po' conosciamo. Mi si permetta per questo corpo di usare la parola contemporaneo, un corpo del nostro tempo. Il corpo sacrificale è invece un corpo lontanissimo da noi, nascosto nel passato, in un passato in cui ancora l' uomo non parlava, non comunicava a parole, guardava l' alba e il tramonto come fenomeni incredibili e sovrannaturali». Lo stesso tema, del sacrificio, torna per «Sagra» del gruppo Brockenhaus di Lugano. Questo gruppo, composto da persone provenienti da mondi diversi, danza, teatro e circo, per arrivare a «Sagra» è partito da un lavoro svolto prima in un ex fienile di Bidonio, tra le colline di Lugano, poi a Livorno, poi nel Salento, e di nuovo a Lugano, nel teatro della città. Quale il sacrificio cui qui si allude? Se non ho capito male, quello dello stesso testo che ne costituisce il fondamento, «Le Sacre du Printemps» di Igor Stravinskj e che Nijinskj coreografò nel 1913. Intendiamoci, la musica è rimasta. Ma ciò che i quattro interpreti di «Sagra» vogliono è «scardinare dall' interno», «oltrepassare il limite codificato», collocarsi in una «terra di mezzo» tra le discipline. In questo senso, il bello spettacolo di cui sono interpreti Elisabetta di Terlizzi, Francesco Manente, Emanuel Rosenberg e Cecilia Ventriglia è quasi un manifesto di ciò che è diventato il teatro di ricerca. Un punto di non ritorno verso la danza; ma anche di ciò che è diventata la danza: un punto di non ritorno verso il teatro, addirittura verso una vera e propria narrazione. Come nel caso di «Sagra» dove si assiste alla maturazione del primitivo (i due uomini-scimmia) verso l' umano; o, se si vuole, verso un inevitabile risveglio dell' umano, nel sacrificio degli eccessi di maschilità. Il mondo primitivo è femminile, sottolinea uno dei due dioscuri del teatro sperimentale, Simone Jr. ovvero Nebbia, detto Nebula. Ma, sostiene l' altro Simone, Simone senior (al secolo Carella), solo così si potrà avere un secondo Risveglio di Primavera, un passo in avanti verso una nuova civiltà. Franco Cordelli
Cordelli Franco
(25 maggio 2011) - Corriere della Sera
(25 maggio 2011) - Corriere della Sera
LA MENTA SUL PAVIMENTO
Menta dolce amara
di Giulia Odoardi Elisabetta di Terlizzi e Francesco Manenti di Progetto Brockenhaus ci invitano a entrare dentro “La menta sul pavimento” con un gioco: passare sotto una cassa di legno che i due artisti tengono in equilibrio sopra le nostre teste. Il bianco è di rigore: gli attori indossano parrucche bianche e vestiti bianchi, una purezza infantile da bambola. Iniziano così una danza traballante fatta a scatti, passettini di bambini. I performer si avvicinano e si allontanano fino a quando dei cigolii guidano il loro svestirsi. L’unione di corpi, gambe, teste è reso con maestria da una coreografia giocata sulle illusioni ottiche. Un comunicato dei tempi andati annuncia che ci saranno ricompense per chi farà dei figli. “Quale futuro si augura per i nostri bambini, signor presidente?”. Nessuna risposta. L’imbarazzante silenzio di Giulio Andreotti non si rompe mai, nonostante l’insistenza della giornalista. Lo scenario a questo punto diventa verde. Camice verde, telo verde. È il momento del parto. Escono bambolotti, bandiere, corde, peluche. E cambia tutto. L’innocenza svanisce. L’uomo perde i capelli-parrucca: segnale delle responsabilità da adulto che incombono. Viene intrappolato dal frutto di quel parto, diventa un animale strozzato, un leone in gabbia braccato senza pietà, quasi non fosse più il re della foresta ma un cane o un qualunque essere che deve obbedienza. L’evoluzione delle età porta a cambiare. Una nuova figura inanimata appare: è un cavallo incappucciato, forse l’ombra di un amante che si insinua nel rapporto, forse quella delle difficoltà di una vita insieme. Un calice di menta viene offerto da lei a lui, un liquido avvelenato. Spasmi, morte. La donna lo cerca, lo abbraccia in un’ emozionante pietà. Via la falsità, via la parrucca anche per lei. È l’ultima evoluzione. Resuscita il ricordo di un amore dolce e spensierato. È una simbiosi di corpi, due figure diventano una. Bambini in bianco e nero sfocati sullo sfondo. Questo lavoro, dove pittura, fotografia e video si contaminano, è intimità ed estetismo insieme. Acqua e menta sono dolci, ma il sapore che ci resta è amaro, come la voce assente del presidente, senza risposta.
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NON FACCIAMONE UNA TRAGEDIA
30 gennaio/ Le courrier - Ginevra

12 luglio/ gdm - Castiglioncello, Inequilibrio'09


